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Il mattino successivo rimasi in silenzio ad ascoltare per un po’, quando poi avevamo già fatto qualche passo sulle scale di scuola Nisi disse: “Mi spiace di non essermi fermato in tempo, ma avevo un sacco di cose per la testa.”

“Non ti rispondo,” replicai. “Ho passato il pomeriggio attaccato al computer, a cercare su internet suggerimenti per il tema in classe. L’ho fatto anche per te.”

“Hai ragione. Ma però ho studiato di notte ieri e ho avuto qualche ora libera nel pomeriggio e in più era una giornata magnifica.”

“Sembra interessante. Ma pensavo che queste stronzate le dovessero dire quelli che diventeranno un avvocato.”

“Neanche io sapevo cosa stavo facendo.”

A un certo punto dovetti decidere se rovinare un’amicizia per quella brutta sotriaccia.

Eravamo ancora sulle scale quando ci raggiunse Giusva: “Buon giorno figli di puttana!”

Nisi si girò verso di lui e gli domando: ” “Ehi, che succede?”

Gli mimai la forma di una palla e dissi: “Guardalo lì, Giusva si crede il padrone del mondo.” In effetti il record di palleggi consecutivi era suo e gli mancava solo la fascia di capitano.

Ci fece un cenno di saluto. Senza cattiveria, e neanche codiscendenza come fossimo conoscenti che si incrociano per caso. Come se non giocassimo mai con lui. Non volevo che Nisi si accorgesse di quanto ci rimasi male, così feci finta di guardare in terra, lui però era troppo sveglio per non cascarci, mi mise un braccio intorno alle spalle e disse: “Vieni, vedrai che riuscirai a batterlo. Cosa vuoi che siano mille palleggi.”

 

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