Edilio al tempo della grande pandemia


E quindi hanno investito il nostro Giancarlo! – disse la collega di Edilio, il quale, abbandonato secoli prima il liceo, al biennio, si era dichiarato irrimediabilmente un idiota volendo prendere l’attestato d’infermiere. Da una commissione di medici, brutti e cattivi, che si guadagnava da vivere rendendo quei cani meno bastardi dei mostri.
Oltre ad aver ottenuto un lavoro mal retribuito, era afflitto dai dolori alla schiena che si stava per l’appunto stirando.

Ma quale investito, signora Teresa! – disse Edilio senza smettere di aggiungere trazione ai dorsali. – Io di Giancarlo ne conosco sette. Uno per ogni vita di un gatto. Che fanno comodo quando sono di passaggio sui cornicioni. O fuori dalla finestra. Una sicuramente gli serve se rimangono bloccati sopra il ramo di un albero. Una tra le grinfie di un bambino maldestro. Una per chissà cos’altro e può darsi che non ne resti nessuna per il passaggio di una macchina. Ma ne dubito. E visto il periodo, me lo faccia dire, non sarebbe una gran perdita in ogni caso.

Ma coglione, grasso e religioso che non sei altro.

Oh Gesù! – strillò Edilio, – Senti questa. E dove sarebbe capitato al micio di essere spatasciato?

L’hanno fatto fuori nel parcheggio, pirlone, con una retro. Dormiva sotto l’automobile con la sua arci stupida testolina.

Dunque, signora Teresa, vediamo un po’. Era sotto l’automobile.

Eh già. Un cervello come quello di un gatto se lo può scordare, o non ci pensa affatto, che un sonnellino sotto un’automobile lo può far finire come un disgraziato. E per giunta nel parcheggio di un ospedale.
— Che di ‘sti tempi è parecchio affollato, signora Teresa.

Sarà stato intontito dai fumi.

Noi dovevamo battezzarlo, il povero Giancarlo, non crede? E ora invece eccoci qua, signora Teresa, l’arciduca è finito all’altro mondo prima di averlo fatto diventare un cristiano come tutti quanti.

Giancarlo sarà crepato all’istante, poverone. Lo sappiamo tutti che con le ruote non si scherza. Qualche tempo fa, un tale da noi a Trenno, si è messo a giocare con il suo treno di pneumatici e ha falciato un’intera famiglia. In più ha steso un passante con la retro. Uno che era andato a vedere chi era che sterzava di qua e di la.

Ci sono retro, signora Teresa, che non fanno partire una vettura neppure se non s’ingolfa. L’ingranaggio è sgranato. Ma per l’arciduca sarà stato senz’altro dei più nuovi e, ci scommetto, signora Teresa, che chi l’ha spiaccicato al piano delle ruote era uno preso dalla distrazione. Sa, schiaccare un gatto è un rischio molto pericoloso. Non è come quando un medico sbarra la strada all’ennesimo paziente. Con il camice sudato fradicio: a cacciare un malato non ci si può mica presentare con la testa per aria. Bisogna essere presenti e con i guanti, altrimenti finisce che è la famiglia a farti finire soffocato per primo.

Dici che avrà sofferto tanto, il poverone.

Mi pare ovvio, signora Teresa, – disse Edilio terminando di stirarsi la schiena. – Se puoi uccidere un arciduca, come il nostro poverone, e basta inserire la retro, più vicina è messa la testa migliore è stato il rumore del cranio che si spezza. Un pezzo è finito di qua, l’altro di la, e così il cervello è uscito, uguale a quando gli eventi hanno detto male al nostro amico. La cosa fondamentale è indovinare il momento in cui un essere di quel calibro decide di sostare lì sotto. Come, chi si ricorda, quelli che hanno i polmoni pugnalati da una proteina virale. Prima se ne vanno a passeggio con questo filo di polvere incastrato nel naso. Poi va’ a fidarti: di quello non se ne liberano più. E toccherà ancora a molti altri. Vedrà, signora Teresa, che arriveranno anche quelli con i titoli e, non lo voglia nostro Signore Gesù Cristo, anche un Presidente. Ce n’è tanti quanti se ne vuole di vecchi. Come di recente diceva un tizio sotto la maschera dell’ossigeno, che secondo lui dovrebbero morire come mosche. Tutti quanti, e non ci sarà decreto che li venga. Poi però non aveva avuto il fiato per finire la frase, quel tizio, e l’infermiera ha dovuto farlo respirare prima di dire: a salvare. E quello ha dato un calcio a lei e due all’aria. Poi l’hanno portato via in un letto a rotelle, così non si riprendeva. Già, signora Teresa, in questi giorni se ne vedono di cotte e di crude. E sempre e solo un’altra perdita per l’Italia. Quando ero praticante, un infermiere ha sputato all’insegnate. Carica i colpo e lo colpisce in faccia. Gli dicono che quello non era più il suo posto, ma lui insistette che dovesse parlare con il direttore. Il quale esce e gli appioppa subito i cessi. In consegna quello prende una pistola e si tira dritto nel cuore. La pallotola esce dalla scapola del praticante e per di più buca una piastrella sullo stesso piano.

E poi cosa è successo a quel ragazzo? – domandò un po’ scossa la signora Teresa, mentre Edilio si sgrachiva.

Si è impiccato qualche anno dopo. – disse Edilio ruotando il bacino con le mani sui fianchi. – E non era neppure mai entrato in servizio. L’aveva chiesto in ginocchio a quello di prima, dicendo che gli cascavano le palle. Doveva forse aspettare di farsi crescere la barba? Lo sa anche lei, signora Teresa, in una situazione come la nostra diventerebbe matto chiunque. L’insegnante era stato allontanato e si è preso dello scemo. Ma, d’altro canto, quel ragazzo non se li è mica visti scappare sotto le mani tutti questi malati. Chi non vorrebbe andare in Svizzera a fare l’eremita in una qualche chiesa. Al giorno d’oggi sono poche le persone con lo stomaco forte, signora Teresa. Immagino che anche un gatto si può sbagliare nel valutare il posto dove riposare. Vede, ho una tale pena che lo so non sembra. Ecco un pensiero come si deve, infatti mi sto commovendo. E intanto ci sono tutti questi tizi con la maschera. Lo hanno capito una volta sola e non ne basta mezza in più.

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