[ADAMELLO ULTRA TRAIL] AUTincents #3


– Ehilà minchione, tutto a posto con la polizza vita? – Eccolo qua. È arrivato il mio doppelganger Edilio Ciclostile con tutta la sua delicata franchezza,
– In che senso? – replico io.
– Dove cazzo mi stai portando?
– Tanto per cominciare, dove credi che siamo.
Non aveva risposto in battuta. Strano. Chissà, ho pensato,  se con poco generatore di acidi nei polmoni, anche la molestia ne risente. Per un attimo avevo creduto di essermela cavata così. Sbagliavo.
– Questo l’ho capito benissimo. Ma non vedi che razza di cielo si sta preparando?
Mi ero guardato in giro.
Effettivamente dire che ci fosse un bel panorama proprio no. Per quanto il materiale naturale che avevamo a disposizione era di enorme pregio, enorme anche per la stazza delle montagne, ovunque gettassi lo sguardo gli occhi non venivano  trattenuti da qualche bellezza che avrei voluto non scordare mai. E per quanto detestassi ammettere che Edi avesse ragione, le nuvole salivano dense da valle. Si accumulavano pesanti sopra la testa delle creste. E sopra le mie balle.
– Secondo me, – aveva detto ancora Edilio, – il tempo peggiora e tu rischi di non vedere un cazzo. Vedi di non mettere il piede nel posto sbagliato. –  Nonostante la difficoltà di fare il pieno ai polmoni tirasse in terra il morale, il suo pessimismo era sempre di ottimo umore.
– Capisco che l’aver assistito all’incidente di sabato ti ha sbattuto giù con la testa. – l’ho malauguratamente stimolato io, – Ma non devi tirare la iazza addosso anche a me.
– Guarda che la sfiga qui non c’entra niente. C’entrava per quel disgraziato che c’ha lasciato le penne. Un camper di traverso sulla carreggiata la si può tranquillamente chiamare così. Ma tu, cocco di mamma, ragiona. Prova a piantare le corna in fondo a un burrone stando seduto sul divano.
– Ascolta Edilio, proprio non ce la posso fare a sopportarti. Questa è la volta buona che se non collabori m’incazzo.
– Cazzo fai sul serio. Caspita. Ne hai di coraggio.
– No, per carità. Non faccio niente. Ma tu continua con questo tiro di pensieri e giuro sulla Madonna che t’ammazzo. Fine della questione.
#Eccheppalle. Addosso, già me la stavo facendo di mio. Figuriamoci se avessi avuto bisogno di lui che mi stava appiccicato soltanto per peggiorare guai e timori. Sandro, piuttosto. Stare con lui era un piacere. Insieme avevamo superato tutta ‘sta storia in salita, compresa la trincea della Prima. Che avevamo preso con calma. Il nonno si fermava ogni tanto a tirare il fiato. Poi però me lo sono visto passare davanti. In discesa volava. Il nonno. Che avevo scoperto puntava alle 46 ore finali. Le stesse che ci aveva messo l’anno precedente quando finì tutti i 180. Il nonno. Ed io, il nipote, l’avevo capito al volo che sarebbe stato meglio seguirlo come si fa quando si trova una guida.

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