Rompiscatole, didascalici e forse corsari – end


We apologize for the lack of the English version of the text. Unfortunately we can not pay someone to translate it. If among you there was someone competent in both languages and story telling, and wants to help, he would be more than welcome. Sorry again!

Ricapitolando quanto detto ormai quasi mezzo secolo fa, la Giustina puntò dritto contro la Tortuga.
– Avvicinati il più possibile alla prua, – disse Francisco al timoniere. – Tu Salmin, prenditi un pò di uomini e saltate dal davanti. Io aspetterò che le barche siano affiancate e passerò dal retro. Voglio l’ammiraglio vivo, ho discorso per lui che mi sta in gola. Anche se vi piacerebbe il contrario, sparate solo se dovete salvare la pellaccia. Ma se tentano di reagire, sapete come si uccide.
– Chiediamo il permesso? – chiese Salmin.
– Questo è un modo, – disse Francisco, e avviò la macchina dei suoi uomini a mettersi pronti.
Le onde alzavano e sbassavano la Giustina.
Alcuni colpi di cannone erano andati a segno da entrambe le parti, qualcuno sollevò di più la Tortuga in fumo. Il fuoco era in ranghi così sfilacciati da alzare una coltre gigantesca. Sembrava un rettile che serpeggiava per l’intera nave.
L’ufficiale al timone portò la Giustina fin sotto la Tortuga, poi estrasse un pezzo di stoffa da una tasca della giacca e se lo legò in fronte. La prua della Giustina finì a sbattere contro il fianco del veliero.
– Non so che dire, – Fece.
– Altro non ci serve, – disse Salmin. – voi da quella parte, noi da lì. – Il fumo era una muraglia tale da render difficile la salita.
– Per quanto mi riguarda, – disse Francisco, — avrei gradito una manovra un pò più precisa. Penavo sapessi fare di meglio.
Gli uomini di Salmin saltarono sopra senza cercare di passare dall’entrata principale, veloci e i fucili con il colpo in canna. Pronti ad aprire il fuoco se necessario o, più difficilmente, a tenerli muti con chi si fosse consegnato spontaneamente.
Proprio mentre la ciurma stava per arrivare in cima al castello di poppa, la bocca di un cannone della Giustina disse la sua. E a due o tre uomini di entrambi gli equipaggi, quel discorso non piacque per niente.
Dopo l’impatto le navi iniziarono a ruotare in modo che da un momento alì’altro le due poppe si sarebbero incontrate, proprio come previsto.
Francisco salì dal retro e scivolò alle spalle del nemico. Si aspettava di trovare Nelson a braccia aperte.
In cima al castello di poppa alzò una mano e affibbiò una violenta pedata alla coltre, che per un istante si disperse. Ci entrò. Era buio, la porta del fumo si era richiusa alle sue spalle, e non vedeva un bel nulla. Non voleva perdere tempo a sguerciarsi per prendere la mira con la vista, e all’improvviso sentì qualcuno che si lamentava.
Era più in basso rispetto a dove stava lui.
Vicino a dove ci sarebbe dovuta essere una scialuppa, Francisco vide l’ammiraglio Nelson che si guardava intorno. Questi fece per sollevarsi. Era incastrato.
Francisco tirò fuori il coltello e una volta dietro di lui lo liberò, lo sollevò e insieme si diressero verso una porta, questa volta vera, che buttò giù con una pedata.
Il ferito non si accorse di nulla, o quasi. Nemmeno che scorreggiò in modo sinistro dal dolore. A tenerlo impegnato era soprattutto lo sforzo di rimanere in piedi.
Durante tutto il tragitto si sentirono fischiare colpi, e mentre i due uomini correvano, quello sano tenne un braccio sollevato a protezione di entrambi.
Una volta infilato il locale sotto il ponte di coperta, seppure gli mancasse il fiato, Orazio chiese di andare nella sua stanza.
Aveva dei fucili, e ancora credeva che gli potessero tornare utili.
Arrivati a destinazione, neanche il piede sinistro lo voleva più reggere. Giardina vide un cantuccio con la sua sedia, e vide la sedia senza occupante; e, tolto il bello, la completò. Così, Nelson venne a trovarsi fra il pesante drappeggio d’una finestra, color verdedrago.

Il freddo morale che vincerebbe una stufa, permeava dovunque.
Il suo rivale Giardina gli si inginocchiò davanti, tagliò un grosso pezzo dai vestiti e tagliò via anche un brandello si carne. Sentì il dovere di dire che non se lo sarebbe portato via per farci una grigliata.
– Se è divertirsi questo, quanto dolce è la noia! – Disse Nelson.
– Se questa è la società buona, viva quella cattiva allora!
Gli occhi di Nelson erano diventati due pozzi di dolore, serbavano quelle acque marce che i desideri insoddisfatti lasciano, e li avvolse alle soffici nuvole dell’immaginario.

Un pappagallo c’era. Appollaiato sul posatoio. Taciturno, immobile, interito sopra le zampe. Quale, si chiamava Quale, aveva la testa rincagnata nel petto, e parve mozzo del collo per la vista di un boia. Solo poi, piú baldanzoso, scuotendo le ali e spingendo a piú riprese la testa e il collo, di un cangiante iridato, con arditezza smoccolò per la prima volta. – Coglione. – Disse.
– Fare il corsaro può essere una scelta in alcuni casi, ma quando gente come te si mette a farci concorrenza, a noi non rimane che una sbronza obbligata e svegliarci con la testa di un pirata che ha la nausea.
– Mi ucciderai quindi.
– La ferita come va?
– Male.
– Alla luce di questa rivelazione non credo di dover fare molto per spingerti in direzione della morte. Sei già bello che lanciato. Non ti apre? Piuttosto non farò nulla per salvarti. Questo mi sembra il minimo. O più simpaticamente parlando, non prenderò il piede che hai nella fossa per tirarlo fuori e rimetterti da questa parte.
– Hai vinto.
– Certo. Un trionfo umiliante.

Giardina si avvicinò al tavolo dove trovò il diario di Orazio e l’occhio gli cadde pesantemente, non sarebbe bastato un argano per sollevarlo da quelle pagine.
– Un eroe da caffè. – Lesse. – Non so cosa significa ma mi pare che in un modo o nell’altro lo sono diventato. Che dici?
Francisco avrebbe voluto trascinare Orazio in una lunga discussione, sennonché l’amido della camicia di Nelson si era diluito nel sangue e qualcuno l’aveva già portato via.
L’ammiraglio era destinato a morire in una pozza di sangue e merda.
Orazio Nelson morì in una pozza di sangue e merda.
Una botta come da una mano invisibile fece cadere Orazio. Francisco lo tirò su e se lo caricò sulle spalle.

Nelson venne gettato in mare.
Restò lì a galleggiare per qualche istante, poi si riempì d’acqua dallo sfintere, e pesante così s’immerse che pareva nuotasse verso il fondo. Con Giardina che lo guardò dai suoi due occhi neri, lucidi e aguzzi, i pugnali che non gli pendevano intorno.

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