Rompiscatole, didascalici e forse corsari #6


We apologize for the lack of the English version of the text. Unfortunately we can not pay someone to translate it. If among you there was someone competent in both languages and story telling, and wants to help, he would be more than welcome. Sorry again!

Giardina non si azzardò ad alzare le vele; il minimo scuotersi di tela bianca avrebbe potuto tradirli e far scorgere la presenza della sua nave anche da lontano. Così, la lancia e il cutter rimorchiarono la Giustina tagliando le acque all’ingresso della baia.

I dubbi e le paure che lo avevano assillato la sera avanti, mentre cercava di capire come andare a riprendersela, al suo risveglio se li sentì scorrere nelle vene come energia nuova. La sua mente formicolava piani mentre il caffè preparato da Girandola, il domestico, gli passeggiava da una guancia all’altra. Casomai, oltre alle già note proprietà, avesse anche quella di schiarirgli le idee.
Aveva anche deciso che i suoi primi ordini sarebbero stati diretti a mandare uomini a calare in fretta cutter e scialuppa. Non andò via molto tempo che queste già volavano verso la Giustina; gli uomini ai remi parlavano animatamente, e a prua d’ogni imbarcazione ne sedevano un paio carichi di moschetti intasati come le loro orecchie che erano state riempite di raccomandazioni.
Giardina li aveva messi in guardia che se uno solo della brigata avesse sputtanato la missione, quel cervellone avrebbe avuto la schiena scazzottata da un bastone.
I capitani più esposti alle visite di corsari, navigavano sempre con qualche bandiera di riserva da issare alla bisogna con l’appoggio di documenti che mostravano una provenienza di carico ed equipaggio diverso da quello a cui appartenevano realmente.
Venne esposta ogni cosa, secondo una rigida presa per il culo, ma per funzionare la finzione andava eseguita a regola d’arte.
Un’ora dopo la Giardina, carica di sangue all’orlo, navigava in direzione della sua libertà mentre i marinai uccisi venivano stivati nella pancia della nave che non avrebbe digerito l’ammiraglio Nelson.
Lui era sulla Tortuga, fortuna sua.
Mezz’ora dopo ancora, neanche, i ponti della Giustina erano liberi per entrare in azione. Gli uomini al loro posto, e la Giustina era a caccia della Tortuga.

In quell’angolo del Mediterraneo, al largo di Sagres, il tempo era spesso irritabile, battuto dai venti che soffiavano parecchio forte.
Il legno rullava e danzava più che una ciurma di storditi. Si tuffava pesante, poi tornava a sollevarsi con le schiuma sui fianchi. Lo scricchiolio. Le vele sbrogliate, insabbiate sopravento; investita da sferzate violente, la nave piegava tutta da una parte.
Giardina scorse la Tortuga sbinocolando con una mano appoggiata alla balaustra del cassero. Uno spruzzo di spuma improvviso, oltre il parapetto, lo investì in pieno.
La Tortuga era di fronte, a dritta.
Il capitano spedì uno dei suoi uomini sull’albero maestro – Prendetevi il mio binocolo e ditemi cosa vedete.
Nel tempo di un paio di raffiche si sentì la voce di quell’uomo urlare – É la Tortuga, capitano!
– Cosa stanno facendo?
– Pare proprio che si stiano preparando per venire verso di noi. E anche se non vedo le facce, posso dire che non sono di umore allegro.
Le due fregate si andavano accostando, su rotte opposte. A quel punto le prospettive erano messe in un’unica direzione, quella della battaglia.
– Tagliamonte – Gridò Giardina rivolgendosi al tenente che comandava i brutti ceffi di dritta, – Preparati in posizione di tiro. – Allorchè la Giustina tirò fuori i cannoni e mostrò tutti i denti.
Intanto Orazio diede ordine di fare fuoco.
Giardina fece giusto in tempo a vedere il fumo disperdersi col vento. Il rumore dello sparo rimase indietro rispetto al proiettile che si spinse fino ad arrivare molto vicino seppure la traiettoria del getto lo fece finire tra le onde.
Orazio scelse una tattica di fuoco a lunga gittata. Ottima scelta, pensò Giardina, la prima scarica è quella che gode del maggior tempo per la preparazione e sprecarla così era stato un vantaggio non da poco.
Tutti i colpi successivi si sarebbero dovuti stringere tra attacchi sempre più concitati. Ad un certo punto, mirare bene era una cosa talmente preziosa da passare per sproporzionata.
Le carrucole minacciavano di andare a sbattere contro i parapetti, col rischio che li mandassero in pezzi. Una raffica di proiettili crivellò le travi già sconquassate della fregata. Si udì il legno della Tortuga schiantare in pezzi, volavano schegge, rotoli di sartie cadevano sui ponti, e Orazio continuava a gridare ordini.

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