Rompiscatole, didascalici e forse corsari #5


We apologize for the lack of the English version of the text. Unfortunately we can not pay someone to translate it. If among you there was someone competent in both languages and story telling, and wants to help, he would be more than welcome. Sorry again!

In precedenza, a Febbraio, che era il mese della noia.

Col freddo che faceva, il traffico per mare era roba da far sbadigliare anche le suole delle scarpe.
Giornate lunghe come la lame di una spada, e la sera una desolazione. L’equipaggio anelava ad una sbornia doppia, di quelle che ti facevano misurare la terra tra le risate dei compagni. E invece pisciavano chiaro perchè non si beveva che acqua.
Venne in mente di girare la sorte puntando su acquavite e donne.
A terra c’erano un sacco di locande piene di quelle code di pianoforte dette madamigelle, con le quali si poteva infilare l’attrezzo anche sotto un’ascella. Se, pieno come un uovo, tentavi giocoforza di dargli un alloggio.
Così i marinai misero il capitano sotto assedio.
Giardina valutò che i mesi prima di rivedere uno straccio di traffico nelle dogane sarebbero stati lunghi, e piuttosto che favorire l’insorgere di una ciurma riottosa, decise che sarebbe stato meglio tenere occupata la mente dell’equipaggio con la complicità dei loro uccelli.
Fino ad un certo punto il colpo andò bene.
Messo piede in una locanda, le prime occhiatacce furono da incenerire un demonio. La legge permetteva, a uomini di polso il possesso di armi. Il più delle volte la polizia controllava l’affidabilità politica dei marinai, qualche altra dava retta agli accenni dell’oste col pipone incollato alle labbra, e si metteva a gambe larghe sulla porta. A ostruirla di modo che fosse chiaro chi si sarebbe messo contro ogni tentazione di spassarsela senza pagare il dovuto.
In verità, nessuno si sarebbe sognato di stancare la legge. Piuttosto venne imbastita una festicciola per gettare i ponti della buona alleanza.
Poi ci furono dei convegni frettolosi nei corridoi, qualche bacio schiacciato così a brucia pelo e, via di quel passo i balocchi di carne, corsi al loro fare maiuscolo, puntavano a gonfiare baldoria per tutta la notte.
Il nostromo ebbe due more indiavolate per le mani. E anche queste rientravano in quel piano di penetrazione pacifica che le numerose crociere raccomandavano per tenere su il morale della ciurma.
Ai marinai si mossero le anche da fare epoca, e le madamigelle, che pure non volevano sfigurare, erano prese in batterie di orgasmi. Tanto dissimili tra loro che solo un infoiato poteva convincersi che fossero tutti originali.
Tutto andava per il meglio, quando uno marinaio fece si precipitò dentro, senza fiato. – Signor Capitano! L’ammiraglio!
– Che ammiraglio?
– L’ammiraglio Nelson.
– Da dove salta fuori?
Giardina mise il muso a una finestra e vide Orazio venire con un gruppo di ufficiali.
– Roba grossa indubbiamente. – Disse Giardina. – Tutta gente da gambali lucidi e lustrini.
Questi entrarono dritti e sicuri, come se fossero in casa loro. Ed effettivamente l’ammiraglio in casa sua lo era.
Nelson possedeva alcuni esercizi commerciali. Uno di quelli, che dall’atto di vendita risultava avere un biliardo nella proprietà della mobilia, era quel locale pubblico.
L’oste rotolò ad accoglierlo.
– Oh che lusso di alcolici che abbiamo tirato fuori. – Disse O.N., – qualcuno che si sposa? – Chiese.
– É il mio compleanno, ammiraglio, – disse Giardina. – I miei uomini mi hanno invitato ad una sfida rilassante. Un pò di bevute e si è fatta questa festicciola. Compagnia scarsa, la sua, vedo.
O.N. non digerì l’improvvisata, – Dovevano venire anche gli altri ufficiali, ma con questo tempo non si sono mossi dalla nave, – e si guardò in giro, braccando l’aria col naso. – Ma bene. Auguri allora, capitano! Chiami pure i suoi uomini. Possiamo farle festa tutti insieme, per stasera. Cosa ne dice?
– La ringrazio ma sarà meglio che torniamo a bordo. Il vento di oggi ha scaricato addosso un bel pò di guai anche a noi. Il mare ingrossato ha strapazzato parecchio il bastimento e la sentina si è riempita d’acqua. Non si capiva da dove entrava così ci siamo fermati nei paraggi.
Alcuni marinai scesero un pezzo della scala nella locanda. Uno si era messo gli indumenti come si infilano per sbaglio le dita in un guanto. Poi, dietrofront! E via ad avvertire gli altri che di tutto quello scopare non se ne faceva più nulla. Era arrivato il diavolo a mandargli il divertimento di traverso.
– Buona notte signori, – disse l’ammiraglio, – e di nuovo auguri capitano. Fate bene a stare allegri, perchè corsaro allegro, il ciel l’aiuta sempre. Buona notte.

Qualche giorno dopo il capitano Francisco ricevette una lettera, recapitata da una delle navi staffetta:
Bla bla bla … avete trattato veramente bene il personale specializzato e nell’insieme la locanda. L’oste pure è stato corrisposto del denaro come si doveva per il bere, il mangiare e quant’altro avete consumato. Per quanto concerne il mio legno, già so che sarà troppo tardi, ma spero che vi pentirete di ciò che avete fatto. Ho scoperto con mia sorpresa come avete trattato la mia nave e certamente non mi aspettavo da voi una cosa simile. Pazienza! Veramente siamo ai tempi che un amico non si può compromettere dell’altro, quanto vi dovevo dire è questo – che l’aspettativa nei vostri confronti non fa un centesimo più di zero. Quanto è successo vi assicuro che sarà quantomeno utile perché io ne tragga una regola. Ma Dio forse vorrà che un giorno potrò rendervi la pariglia.

Orazio Nelson

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