Rompiscatole, didascalici e forse corsari #2


We apologize for the lack of the English version of the text. Unfortunately we can not pay someone to translate it. If among you there was someone competent in both languages and story telling, and wants to help, he would be more than welcome. Sorry again!

Si era appena conclusa una questione complicata quando ne nacque subito un’altra.
Pochi giorni dopo, un altro bastimento, lo sciabecco I tre Porcellini, che nella lettera di marca risultò condotto da un certo Francisco Giardina Roc, si trovò al centro di un caso di diplomazia corsara.
Aveva catturato una preda francese e l’aveva spedita verso casa.
Sulla rotta di trasferimento, il bastimento era stato intercettato, e di nuovo catturato dalla Chaplin. Un brigantino inglese comandato dall’ufficiale capitano Charlie Brown. Carlo Rosolato.
Secondo i trattati, e le consuetudini mutuamente accettate, non si sarebbe potuto fare preda su navi già prese da quella di una potenza amica. Ma ambiguità e malafede erano il fondamento alla base dei rapporti che regolavano la legittima attività corsara, e in quanto all’osservazione delle leggi e dei trattati, la giustizia in mare valeva assai poco.
L’ufficiale, presentatosi a tutto galateo, mostrò quell’abitudine di togliere l’anima ad un sorriso già scarso di suo. Fece un colpo di tosse, di quella secca che funziona da artificio retorico, e si rivolse a Giardina con una gentilezza che non lo è mai.
Un paio di domande fecero capolino alla bocca dell’ufficiale, ma ciò che più premette l’intelletto nero di quel primo della classe fu di tessere una ragnaia d’interpretazioni grazie alle quali avrebbe nascosto di sapere che quella preda veniva illegittimamente presa ad un alleato.
Poi ordinò ai suoi uomini di mettersi a bordo del legno corsaro e della preda e di scortarli fino a scaricarne la ciurma, capitano compreso, sull’sola di Marlon.
Quando il corsaro Giardina dette fondo in porto, reclamò la restituzione del suo bottino, ma fu immediatamente arrestato e portato in prigione. La sorpresa non finì lì. Gli venne sequestrata anche la barca.
Il suo legno, la Giustina, era un grosso bastimento a tre alberi, di circa quattrocento salme di portata, ben armato con sette cannoni, e anche l’equipaggio venne rinfoltito: lo sciabecco imbarcava diciotto uomini.
In più, c’erano trenta fucili, due pistole e nove tromboni, da non confondersi con lo strumento musicale. Quella era un’arma da fuoco ad avancarica, con canna spessa e una bocca che si allargava a forma di tromba. Sentirlo suonare, quindi, avrebbe fatto felice il becchino.
Poi munizioni corrispondenti.
La preda francese invece sfidò i vortici di Naruto, si fa per dire, per caricare caffè in una quantità ben oltre il limite della portata del bastimento. Armata di un solo albero a vela quadra e una di mezzana a vela aurica, la bombarda aveva in corpo una zavorra eccessiva.
Giardina cercò anche di squagliarsela, perchè ebbe il sospetto che il tizio della nave britannica non li stava tallonando per parlare. Non servì a niente.

Fu la denuncia di un creditore non pagato che fece nascere la tenera rivalità tra Charlie e Francisco.
Ma andiamo con ordine.

One thought on “Rompiscatole, didascalici e forse corsari #2

  1. “Tenera rivalità”, bell’ossimoro!
    Grazie mille per aver letto il mio racconto “La Prigionia” e di averlo apprezzato. Sono contenta che altri i quali, come me, scrivono racconti, abbiano voglia di leggere quelli altri.
    Sarò ben felice di seguire i tuoi scritti come tu hai seguito i miei!
    Un caro abbraccio telematico

    Eleonora

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