Rompiscatole, didascalici e forse corsari #1


We apologize for the lack of the English version of the text. Unfortunately we can not pay someone to translate it. If among you there was someone competent in both languages and story telling, and wants to help, he would be more than welcome. Sorry again!

Quando le fiamme cominciarono a scoppiettare forte e l’aria si fu riempita di fumo, dentro  una cabina della nave c’era un uomo che non aveva compiuto nemmeno trent’anni. Respirava con l’aiuto delle spalle e i suoi occhi, se ancora non erano usciti dalle orbite, pareva che presto sarebbero colate a fare l’amido sulla camicia di Nelson.

Sottocopèrta, in quella cabina, quel tizio, il fritto, ci si era fatto portare a prendere un fucile. Dopo che la sua pistola, l’arma da fuoco corta con la quale tentò di respingere l’assalto dei marinai nemici, si era spinta oltre la nave. E andò giù, con tutto il legno che aveva in corpo, a marcire nelle profondità del mare.
Per sapere cosa accadde di preciso, basti pensare ad un abbordaggio. Fu propedeutico a che le ciurme si mischiassero. Mentre i cannoni mandavano culi a penzolare nudi per aria.
Fu uno di quei colpi che si portò via mezza barca e una scialuppa al seguito. Arrivò proprio mentre baldoria maggiore la si stava facendo sul ponte di poppa e, per tagliare corto, quella palla di cannone fece scappare la vita ad alcuni e dalla mano di uno l’arma.
La quale, prima cadde sul tavolato, sprecando il monocolpo caricato con la pietra focaia, poi andò al diavolo. Inghiottita dall’acqua.
E che dire della scheggia che s’infilò a tirare l’alba nel costato di costui?
Al nonancoratrentenne, per la mente passò che le giornate brutte se le era sempre andate a cercare. Ma adesso, che restava sdraiato a terra, non tanto perchè fosse impegnato nel suo quarto d’ora di riposo, ma bloccato dal dolore, andarsene all’inferno in quel modo un pò gli dispiaceva.
Per la cronaca, si considerava stinto da intrighi, vizi e scorribande. Ma non ne aveva avuto abbastanza. Con tutto che il disegno nella testa che aveva non era completamente realizzato.
Immagino di poterti confessare, scrisse una volta al suo diario, che se non la si può definire il senso di una vita, la vendetta è comunque la ragione che mi fa tirare avanti. Mi sentirò decisamente meno da schifo quando l’avrò consumata.
Poi, col fiato a vista, lo scombiccheracarta limò il suo poema per ore. Tra un’ottava didascalica e una rompiscatole. Trattavasi di mandare in pace qualcuno augurandosi che facesse la fine di un eroe da caffè.
In fine, riposta la minaccia sul cuore, esalò un sospiro di cipolle e merda, e cipolle.

Tornando alla battaglia, se lui avesse voluto portare a termine il suddetto progetto, non avrebbe dovuto pensare alla sua morte nemmeno con le unghie.
E Dio santo, se era già sopravvissuto ad un cielo che fece piovere granate da più parti di quante ce ne possono stare in una volta, e a donne che, tra le tette, non si fecero mettere soltanto le mani, cosa gli impediva di farcela anche questa volta.
Che giornata. – Pensò, – Davvero speciale. – ma con parole che non furono proprio uguali a queste. A ricordarle esatte, quella frase non era una tesi di laurea. E nemmeno trattava di giornate.
Sicuro, non poteva lasciare che la sua mente brillasse di un freddo splendore sulla lotta. Avrebbe dovuto rispolverare l’idea del duro che si era fatto di sé e cavarsi fuori dai guai immediatamente.

Durante il casino tra il momento del cannone, l’esplosione, la pistola che vola e l’inesattezza di – Che merda ci faccio appeso qui? – successe più o meno quanto segue.
Per il colpo lui venne scaraventato a babordo, e lì perse i sensi, tutti e cinque insieme.
La nave speronata, cioè la sua, piegò dal lato opposto della batosta. Che arrivò quasi di punta. E con il movimento conseguente, il nostro percorse metri strisciando sul legno delle assi. Le quali, per una brusca assenza di materia tracheidale, avrebbero dovuto mollarlo, ironia del linguaggio, in tronco.
Da un certo punto, infatti, del vascello non era rimasto più niente. Ma fortuna volle che, quando il fianco dello scafo fu completamente sceso verso il basso, la sensazione che qualcuno avesse svuotato un secchio in faccia al malcapitato, non fu l’illusione tremendamente realistica di un sogno.
E non si svegliò in compagnia di Francis Drake.
Ma gli parve che qualcuno alle sue spalle, con l’intenzione di trattenerlo forse per il suo bene, lo stesse soffocando. Si ritrovò affacciato oltre la carena, di piedi.

Facendo un cenno a quando il mare usò le braccia per svegliarlo, che fu anche quando venne circondato dall’oscurità costante e lunga quanto una giornata, il poi dell’esplosione e della scheggia, si spiega che perse coscienza o conoscenza. In terra. Col cervello messo totalmente a tacere.
Lui vide se stesso arrivare a un distretto della Marina. Una volta all’ingresso, lo spedirono dritto dal capo. Era nel suo ufficio, e insieme a lui c’era un tizio che teneva in mano delle chiavi. Avevano un pacco di immagini sparse sulla scrivania, e l’altro delle chiavi guardava quelle che oggi chiameremmo foto e non rideva affatto.
Anche l’uomo lanciò un’occhiata sul tavolo. Erano tutti frammenti della sua vita.
Il capo in bianco con la barba lunga si alzò, chiusa na porta alle sue spalle la stanza divenne tutta cielo e l’uomo si sentì schizzare all’insù.
Ma il suo corpo inerme, quello sul piano delle mezzore reali, era già bello che avviato nella direzione opposta. Col varco di tribordo che stava aspettando di vederselo sfilare da quelle parti.
Intontito e pure bello spedito. Ma era rimasto con l’estetica incastrata da qualche parte.
Quando la sciacquata alla quale si faceva cenno pocanzi lo riportò in sé, subito gli sembrò chiaro che le cose non stessero andando benone.
Non doveva urinare, ma lo fece in quell’angolo di calzoni dove l’aroma di pisciata ti salta addosso moltiplicata per mille.
Si guardò in torno, sentì le energie evaporare con la velocità di una sudata a due passi dal sole. E cercò di rimettersi in piedi. Come fece per sollevarsi capì di essere agganciato a qualcosa. La sua sciarpa era rossa e incastrata alle sue spalle. Da qualche parte che non riusciva a vedere.
Ritentò di sollevarsi ma questa volta fu un dolore al petto a fermarlo. Così forte che non gli sembrò per nulla strano mettersi subito in un ordine di idee che più o meno recitò in questo modo nella sua testa – Succeda quel che succeda.

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