Inauguration Day


(ogni cosa scritta in questo racconto è di quel tipo di finzione che non provocherebbe brividi se si usassero nomi fittizi)

Mai avresti creduto che il Presidente degli Stati Uniti potesse piazzarsi davanti a una chiesa e sollevare una bibbia in nome della supremazia bianca.
Mai avresti creduto che potesse lanciare un’armata Brancaleone contro il Palazzo di Governo a Capitol Hill.
E mai avresti creduto che usasse l’aereo presidenziale per traslocare dalla Casa Bianca portandosi via anche la famigerata valigetta.
Ma mai e poi mai avresti potuto credere che la Vice Presidente Kamala Harris lo avrebbe supplicato di tornare indietro.

Io cosa? – chiese Trump.

È meglio se torna Presidente.
Non c’era tensione nell’etere, non ancora almeno.
Per quanto il gelo si fece subito pesante come un mattone e lo stupore dell’animale umano si appiccicasse all’orecchio di Kamala al telefono. Lei ebbe l’impressione di sentire una creatura che borbottava qualcosa come: Te la do io la Casa Bianca, stronzo. Poteva scommettere che fosse Melania, ma non ne fu certa.

Presidente è lì? – chiese lei.
Trump strusciò qualcosa sul microfono che emise un fruscio fetente. Kamala sapeva di non averlo sentito cadere, l’orecchio, ma se lo toccò lo stesso. E sapeva anche di aver preso un secchio d’acqua e di averlo rovesciato in testa al Presidente Trump. Capiva che ci volesse del tempo prima che costui si riprendesse.
E d’altra parte, si sarebbe sbagliata a immaginare la creatura dal cuore di tè nero che stesse grondando liquidi simili a perle d’acqua. Perchè tutte le cose nella loro natura sono vuote.

Con chi cazzo sto parlando, me lo ripete? – chiese Trump.

Presidente, sono Kamala Harris. Sono la Vice Presidente eletta, e sono una delle brave persone che stanno per restituirle il comando anche se preferirebbe staccarsi un braccio e un piede. – rispose lei. – Ma mi farebbe troppo male, e non sono più una ragazza che posso sperare di vederli ricrescere. Quindi sono qui per richiamarla alla base e ai suoi doveri politici.

E Biden che fine ha fatto? È tornato a casa?
Intervenne una voce non molto bassa, era uno dei consiglieri della Vice Presidente con la testa a forma di latta colma di precisazioni inopportune, – Non dev’essere troppo sveglio, – disse.
Kamala si voltò, lo guardò e sorrise, – Sorpreso?

Non molto.

Appunto.
Un altro manhelp intervenne, – E da quando in qua t’interessa che lo sia? – chiese, – Tanto i Presidenti non sempre devono essere svegli. – Rivelò candidamente il tizio.

Shhh! – Lo zittì Kamala coprendo il microfono del telefono, – Non facciamoci sentire che questo è capace di aprire la valigetta e bombardare il paese restandoci fottuto dentro anche lui. – E disse ancora, staccando la mano dal telefono e rivolgendosi al Presidente, – Presidente Trump, la situazione è grave. Come le ho già detto il Presidente Biden è morto durante la cerimonia, è incredibile a dirsi ma è successo.

Com’è potuto succedere?

Gli hanno sparato Presidente. Un proiettile lo ha colpito in testa.

Come a JFK?

Sì, – disse Kamala.
E Latta disse, – Soltanto che Joe è caduto in avanti, dritto dritto col culo in aria e la faccia spiaccicata a terra. E niente moglie che potesse tenerlo tra le braccia, – aggiunse ache un suo commento, – l’avevo detto io, pessima idea quella delle sedie allineate in fila indiana.
Kamala si voltò di scatto come se l’avessero pizzicata sul sedere e lo fulminò con lo guardò, – Senti gioia, cosa ne dici se volessi tagliarti e cucirti per farti stare dentro una bella confezione regalo.

É una cosa terribile.

Lo so, – fece Kamala, e poi al telefono disse, – Presidente la situazione è di gran lunga la più imprevista che mai si sarebbe potuto immaginare essere umano, figuriamoci io. Ma questo è quanto. E abbiamo necessità del suo aiuto in questo momento.
Non male, detto a un Buttafuco che ce l’aveva già in programma di tornare. Al suo mondo. Volando a bordo di un pallone aerostatico, un dirigibile sarebbe stato anche meglio.

Presidente, – fece ancora Harris, – la esorto a fare marcia indietro e tornare alla Casa Bianca.

Quella notte, mentre gli altri erano a nanna, Trump sedeva accanto al finestrino dove spuntavano luci a chazze di leopardo.
Continuava a dire che sentiva una corrente d’aria fredda, giù in basso.
E che se lui fosse subentrato nel momento sbagliato, la merda lo avrebbe sotterrato fino al tetto di uno dei suoi palazzi. Nel frattempo sedeva insieme alla moglie e quel tarlo in testa a tormentarlo, che si faceva largo con domande su Biden.

Qualcuno potrebbe credere che sono stato io a comandare questo cazzo di omicidio del cazzo.
Se n’era visti saltare parecchi di flash davanti ai suoi occhi, che si erano accalcati sull’Inauguration Day. Troppi.

Non è che voglioni inculare Donald Trump questi bastardi, – fece Trump, – e mettermi una galera tutta intera vero?
Lo disse sapendo che quando si sarebbe mostrato con tutta la sua rabbia non avrebbe lasciato nessuno dei presenti, nella stanza ovale, con l’orologio e il cuore.

Stanno forse dando l’idea di qualcosa del genere? – Gli chiese Melania.

Io sono pieno di orologi, ne porterò qualcuno dei pezzi migliori così forse lo capiscono che non scherzo. Mamma mi ha promesso un regno vero, un regno sul quale potevo fare degli esperimenti tutti miei. Anche l’America. Ha detto che mi potevo piazzare dentro alla Casa Bianca con le valigie e restarci per sempre se volevo. A quanto pare ha mentito. Ma adesso ho imparato la lezione.
Tutto ciò che Donald fece fu infilare le scarpe ai piedi, sbattere i talloni e dire qualcosa su come sarebbe stato bello tornare Presidente, poi – Jared dovè? – Chiese.

É dovuto rimanere a XYZ. – Rispose Melania.

Sarei dovuto andare con lui.
Ma durante la notte il suo secondo in capo si era dileguato ed era partito da solo. Per i suo gusti, di merda se n’era già mostrata abbastanza. Non sembrava più soltanto come un vortice di feijoada. Capì cosa si dovesse fare.

E Ivanka è con lui?

No. – Replicò Melania

Perchè?

Forse non ha avuto il tempo di svegliarla, non so dirlo. Però credo che non abbia mai avuto intenzione di portarla con sé. Spero che sia stato incenerito da un fulmine.

Certo che no! – La zittì Trump.

A cosa serve pianificare, – Disse Kamala, – se le cose non finiscono in buca neanche per un cazzo.
Quando Latta sorrise il metallo compresso sulla sua fronte si increspò mostrando lunghe strisce lucide di stagno.

Non l’abbiamo scritta noi, – disse il giovane, – la terza sezione dell XXV Emendamento.

Ripetimi la legge, cosa dice?

Il caso di morte però è nella prima sezione, e non fa che…

Ascolta puer.

Puer?

Ragazzino. Se non te l’hanno già detto ci penso io a farlo. Ho lavorato come Procuratrice Distrettuale per una vita, togliti immediatamente quell’araia da saputello e non fare che uno stronzo sulla faccia lo sbatto io a te.
Latta guardò il collega che se ne rimase zitto a trastullare le bretelle.

Certamente. – disse lui.

Se ti chiedo queste cose è perchè ho solo bisogno di parlare con la legge come se fosse un amico e tu mi fai il piacere di essere la legge e stare zitto. Occhei?
Latta non ebbe idea di che cosa avesse appena detto Kamal , o come comportarsi. Ma riprese a sciorinare quel testo.

La prima sezione regolarizza la morte con la successione del vicepresidente dandogli pieni poteri e non come presidente facente funzioni.

Semplicemente perfetto con quello che è successo a Capitol Hill, l’impichment e tutti ‘sti bifocli infoiati in mezzo ai coglioni. – Lei da sempre si divertiva a scriveva lettere sarcastiche, firmandosi Jack lo quartatore. Fatto sta che anche i suoi modi erano un po’ quelli. – L’ultima cosa che ci vuole al nostro Paese è proprio questo, offrire un presidente non eletto, donna, di colore e parecchio spaventato. Esattamente come sono io ora. L’ideale per far scoppiare una guerra civile.
Parlò lasciando porte aperte dagli indizi, anche con questi ci sapeva giocare da sempre.

La prima sezione vale anche per l’inabilità permanente o le dimissioni, – la buttò lì Latta, – se scegliesse il suo vice tra uno di noi e decidesse di dimettersi…

C’ho pensato anch’io ma non posso.

Se permette Vicepresidente – intervenne quello con le bretelle in mano, – le ricordo che il Presidente Biden era d’accordo anche a dichiararsi inabile a patto che fosse soltanto lei ad assumere i poteri.

Sì.

Vorrà dire qualcosa, no?

Sì, che lui infatti si sarebbe dovuto dimettere. Altrimenti avrei avuto solo la carica come Acting President. Fu così per Ronald o George W., con la differenza che non sarebbe stato – questo – il caso di una sostituzione a breve termine, il tempo di un’anestesia.

Questa cosa però non l’avevamo ancora decisa. – Disse il Bretella.

Certo che no, so anch’io che non l’avevamo ancora decisa. Come non avevamo deciso che Joe morisse prima di farci arrivare a una conclusione. E che saremmo rimasti fregati come un gatto in cima all’albero.

E comunque tutti sappiamo che fino ad oggi quella situazione è stata applicata soltanto in occasione delle dimissioni di Richard Nixon quando fu travolto dallo scandalo del Watergate. – disse Latta.

Questo c’entra quanto la fantascienza. – disse la Vice Presidente. – Ricordate quando la strega Melania una volta ha detto che la suola delle sue scarpe ricevevano degli impulsi attraverso dei chip. E attraverso quegli impulsi le si muovevano gli organi, addirittura fino a farla andare all’altro mondo. Se qualcuno l’ascoltasse adesso immagino che verrebbe richiusa.
Era quasi buio quando Kamala smise di raccontare questa storie: continuava a scolarsi il caffè che Latta le avvicinava al bicchiere.

Ragazzi non pensate che non apprezzo il vostro sforzo, compreso quello di mantenere la calma ma con la pandemia in corso e tutta la gente che non aspetta altro di potersi fare giustizia con un regolamento di conti, la mia paura è che metà degli americani saranno morti prima di febbraio. Non c’è tempo, cazzo. E per lo stesso motivo che ci sono tutti questi pazzi in giro, non ci penso proprio a dimettermi. Non voglio. E non si può nemmeno pensare alla regola di una vacanza protempore, non sarebbe il caso. Dobbiamo arrivare a che Trump possa fare l’Acting President per quattro anni.

Senza sapere per quanto tempo riuscirà a tenerlo buono?

É un rischio che posso correre, meglio di un paese in fiamme. Se la camera ha preceduto con l’Impichment senza l’autorizzazione del Vice Presidente, qualcosa si può fare.

Davvero curiosa come situazione. Mentre i funzionari dell’esecutivo dichiarano inabile il Presidente Trump, la nuova Vice Presidente lo sta mettendo nuovamente sul trono più alto.

Possiamo sempre abbatterlo sulla via del ritorno alla Casa Bianca. – fece Latta.

Esatto. – replicò Kamala.

Non può dire così, Presidente.

Farei qualunque cosa per non averlo intorno nella Casa Bianca ribattezzata dei Dolori, stai male al solo averlo di fianco. E comunque non sono il Presidente.

La stavo solo mettendo alla prova. Testare quella parola e che effetto le fa.

Non è questo il punto. E adesso tornate ai vostri impegni di uomini, – ordinò Kamala, – degli uomini importanti del Presidente. Spetta a voi.
A guardare fuori, accanto alla Casa del Dolore, c’era un vasto giardino.

Quando Kamala rientrò dal giardino, la sensazione fu di essersi sgranchita le gambe quanto bastava.
Era uscita a fare due passi come riuscì a fare pur volendo stare nei paraggi dello Studio Ovale. Una stanza maledettamente alta, pensò tra sé. E guardò in direzione delle finestre per trovarci l’altro soffitto, quello del mondo. Il pezzo di vita in cui ci si diverte come pazzi non se lo immaginava esattamente come quello. E, per come si erano messe male le cose, che avrebbe dovuto aspettarlo ancora per parecchio. Quattro anni, niente di meno.
Poi smise di volere troppo dalla vita e, rivolgendosi a Trump, salutò e chiese, – Presidente , le mancava?
Il rampolo della city si strinse nelle spalle, – Cosa? – Rispose costui con quel tono lì.
Lo disse con una cortesia tutta sua, fatta di buone maniere e smorfie messe in prospettiva di fare le ossa morbide a tutti quanti, polverizzandole.
Kamala, che non era da meno, aggiunse solo un sorriso, – Questo posto? – Indicando la stanza.

No, neanche un po’. – Rispose Donald immusonito a culo di toro.

Tutto il mondo avrebbe scommesso il contrario ma io lo sapevo, – commentò la Harris poco incline alle sfumature.

Dai cazzo, non c’è nemmeno un campo da golf qui.

Come darle torto, probabilmente ne avrà risentito parecchio. Non poter imbrogliare senza rendere conto a nessuno.
La rezione dell’uomo con la testa d’un diavolo fu naturale, quando uno è nudo dove può mettre le mani se non sulle proprie spalle.

Il mare è grande, sputa quanto vuoi che non s’alzerà nemmeno di un centimetro.

Lascia stare, suppossizioni da negri. Piuttosto che ne dice della situazione, signor Trump?

Mezzo mondo crederà che sono stato io a volero morto.

Capisco, – Disse Kamal.
Trump tirò fuori una penna a sfera e ne svitò la testa dal corpo, la cartuccia uscì dal foro con un click e la molla ringraziò per essere stata compressa. Tenendo la biro con le dita strizzate, Trump lanciò la testa leggermente di lato e al collo diede un bel calcio con uno movimento di scatto. I denti comparvero in tutta la loro biancanza.

Come, – prosegui la Vice Presidente, – come crede che possiamo aiutarla dopo che si è comportato da perfetto stronzo. E per quattro interminabili anni.

Mio Dio! – esclamò Melania. – È ovvio che dovete farlo.

Il fatto è, – commentò Trump, – che Biden era già morto prima di essere come è adesso. In qualunque posto sia.

Ti prego, va’ a cagare, – lo invitò Kamala.
Trump andò a controllare la sotto, toccò la creatura. Poi si tolse qualcosa tipo delle alghe dal collo.
Mentre a un passo da lì.

Niente battito – disse Latta.

Ma non credo che glie ne frega qualcosa. – concluse Helpman.
Infatti non significava niente. Lo scimmione sapeva come alzare il battito del cuore, aprì la mano e afferrò quella di Melania.

Ripensando alla notte in bianco si chiese cosa avesse detto. Le urla furono frequenti e abbastanza forti da scuotere gli oblò. Quelcunò pregò .

Il sacerdote Kamala ricordò al cavaliere gli obblighi che stava per assumere, – Benedico le armi che ti verranno consegnate.
Poi la Vice Presidente, vestita di bianco, lo condusse alla cappella.
Trump, – Che razza di posto è questo?
Kamala, – É una chiesa.

Lo vedo cos’è, anche io so che è una chiesa. É cosa cazzo ci faccio io qui che mi preoccupa?

É dove trascorrerai un’intera notte in preghiera osservando il digiuno.
Si sarebbe dovuto trattare di un momento di riflessione sull’onore e la storia degli ordini cavallereschi.

Ache scopo? – Chese Trumo.

Di prepararsi alle responsabilità della sua nuova vita.

Alle gioie semmai.
Si diventava cavaliere, infatti, attraverso la solenne cerimonia dell’investitura, generalmente svolta in una chiesa o in un castello, durante la quale

Dello stesso colore di quell’edificio ma il bianco non è sempre uguale. Di quest’ultima infatti non fu per niente la parte buona.
Il dottor Latta, Helpman e tutto il resto della banda, Vice Presidente compresa, la passarono di emme e sotto la cupola con il pennacchio al centro sedia, o paglia. Irrequieti. Il terreno intorno, chiuso da un cancello, ultimamente venne sbarrato da dispiegamento di militari che si fece parecchio più massiccio propio in occasione dell’assassinio di Biden.
Kamala era seduta su uno dei divani della sala ovale, la Vice si teneva impegnata a tormentare l’occhio destro. Mentre il sinistro era puntato verso l’ingresso in attesa che gli pleistocene tornasse da un momento all’altro. Dopo che ebbero passato una notte di volo per la quale non era preoccupata su come fosse stata, la loro sicuramente non era stata per un cazzo meglio.
Garantito.
Separati di pochi metri, comparve la testa di Trump da dietro l’angolo di un corridoio. Sempre perfetta per stare male anche sullo scaffale di una libreria. Ben presto fu al punto indirizzato da tanta attenzione, e una volta oltre continuò a camminare verso la scrivania nonostante le sconcertanti rivelazioni su Biden, sul fatto di essere morto. Si sedette alla sedia del Presidente con la convinzione di chi non dovesse dare mai il buon esempio. Figuriamoci il permesso a una stronza come Kamala.
Prese posto e si rese conto che per la prima volta, da tre anni a quella parte, aveva dormito proprio sodo e si era svegliato bene.
Latta chiese, – Ti mancava?

Chi, quel patriota? – Rispose Helpman. – Neanche un po’.

Lo immaginavo.

Questo, – Aggiunse Kamala parlando non troppo da Vice Presidente, – sarebbe capace di rubare il suo mezzo bicchiere di latte a un soldato in guerra. Per non dire tutta la colazione.

Altro che barare sui campi da golf. – chiuse il discorso Latta.

Arrivare all’estremità del tunnel senza fare nemmeno un passo.

Edilio al tempo della grande pandemia


E quindi hanno investito il nostro Giancarlo! – disse la collega di Edilio, il quale, abbandonato secoli prima il liceo, al biennio, si era dichiarato irrimediabilmente un idiota volendo prendere l’attestato d’infermiere. Da una commissione di medici, brutti e cattivi, che si guadagnava da vivere rendendo quei cani meno bastardi dei mostri.
Oltre ad aver ottenuto un lavoro mal retribuito, era afflitto dai dolori alla schiena che si stava per l’appunto stirando.

Ma quale investito, signora Teresa! – disse Edilio senza smettere di aggiungere trazione ai dorsali. – Io di Giancarlo ne conosco sette. Uno per ogni vita di un gatto. Che fanno comodo quando sono di passaggio sui cornicioni. O fuori dalla finestra. Una sicuramente gli serve se rimangono bloccati sopra il ramo di un albero. Una tra le grinfie di un bambino maldestro. Una per chissà cos’altro e può darsi che non ne resti nessuna per il passaggio di una macchina. Ma ne dubito. E visto il periodo, me lo faccia dire, non sarebbe una gran perdita in ogni caso.

Ma coglione, grasso e religioso che non sei altro.

Oh Gesù! – strillò Edilio, – Senti questa. E dove sarebbe capitato al micio di essere spatasciato?

L’hanno fatto fuori nel parcheggio, pirlone, con una retro. Dormiva sotto l’automobile con la sua arci stupida testolina.

Dunque, signora Teresa, vediamo un po’. Era sotto l’automobile.

Eh già. Un cervello come quello di un gatto se lo può scordare, o non ci pensa affatto, che un sonnellino sotto un’automobile lo può far finire come un disgraziato. E per giunta nel parcheggio di un ospedale.
— Che di ‘sti tempi è parecchio affollato, signora Teresa.

Sarà stato intontito dai fumi.

Noi dovevamo battezzarlo, il povero Giancarlo, non crede? E ora invece eccoci qua, signora Teresa, l’arciduca è finito all’altro mondo prima di averlo fatto diventare un cristiano come tutti quanti.

Giancarlo sarà crepato all’istante, poverone. Lo sappiamo tutti che con le ruote non si scherza. Qualche tempo fa, un tale da noi a Trenno, si è messo a giocare con il suo treno di pneumatici e ha falciato un’intera famiglia. In più ha steso un passante con la retro. Uno che era andato a vedere chi era che sterzava di qua e di la.

Ci sono retro, signora Teresa, che non fanno partire una vettura neppure se non s’ingolfa. L’ingranaggio è sgranato. Ma per l’arciduca sarà stato senz’altro dei più nuovi e, ci scommetto, signora Teresa, che chi l’ha spiaccicato al piano delle ruote era uno preso dalla distrazione. Sa, schiaccare un gatto è un rischio molto pericoloso. Non è come quando un medico sbarra la strada all’ennesimo paziente. Con il camice sudato fradicio: a cacciare un malato non ci si può mica presentare con la testa per aria. Bisogna essere presenti e con i guanti, altrimenti finisce che è la famiglia a farti finire soffocato per primo.

Dici che avrà sofferto tanto, il poverone.

Mi pare ovvio, signora Teresa, – disse Edilio terminando di stirarsi la schiena. – Se puoi uccidere un arciduca, come il nostro poverone, e basta inserire la retro, più vicina è messa la testa migliore è stato il rumore del cranio che si spezza. Un pezzo è finito di qua, l’altro di la, e così il cervello è uscito, uguale a quando gli eventi hanno detto male al nostro amico. La cosa fondamentale è indovinare il momento in cui un essere di quel calibro decide di sostare lì sotto. Come, chi si ricorda, quelli che hanno i polmoni pugnalati da una proteina virale. Prima se ne vanno a passeggio con questo filo di polvere incastrato nel naso. Poi va’ a fidarti: di quello non se ne liberano più. E toccherà ancora a molti altri. Vedrà, signora Teresa, che arriveranno anche quelli con i titoli e, non lo voglia nostro Signore Gesù Cristo, anche un Presidente. Ce n’è tanti quanti se ne vuole di vecchi. Come di recente diceva un tizio sotto la maschera dell’ossigeno, che secondo lui dovrebbero morire come mosche. Tutti quanti, e non ci sarà decreto che li venga. Poi però non aveva avuto il fiato per finire la frase, quel tizio, e l’infermiera ha dovuto farlo respirare prima di dire: a salvare. E quello ha dato un calcio a lei e due all’aria. Poi l’hanno portato via in un letto a rotelle, così non si riprendeva. Già, signora Teresa, in questi giorni se ne vedono di cotte e di crude. E sempre e solo un’altra perdita per l’Italia. Quando ero praticante, un infermiere ha sputato all’insegnate. Carica i colpo e lo colpisce in faccia. Gli dicono che quello non era più il suo posto, ma lui insistette che dovesse parlare con il direttore. Il quale esce e gli appioppa subito i cessi. In consegna quello prende una pistola e si tira dritto nel cuore. La pallotola esce dalla scapola del praticante e per di più buca una piastrella sullo stesso piano.

E poi cosa è successo a quel ragazzo? – domandò un po’ scossa la signora Teresa, mentre Edilio si sgrachiva.

Si è impiccato qualche anno dopo. – disse Edilio ruotando il bacino con le mani sui fianchi. – E non era neppure mai entrato in servizio. L’aveva chiesto in ginocchio a quello di prima, dicendo che gli cascavano le palle. Doveva forse aspettare di farsi crescere la barba? Lo sa anche lei, signora Teresa, in una situazione come la nostra diventerebbe matto chiunque. L’insegnante era stato allontanato e si è preso dello scemo. Ma, d’altro canto, quel ragazzo non se li è mica visti scappare sotto le mani tutti questi malati. Chi non vorrebbe andare in Svizzera a fare l’eremita in una qualche chiesa. Al giorno d’oggi sono poche le persone con lo stomaco forte, signora Teresa. Immagino che anche un gatto si può sbagliare nel valutare il posto dove riposare. Vede, ho una tale pena che lo so non sembra. Ecco un pensiero come si deve, infatti mi sto commovendo. E intanto ci sono tutti questi tizi con la maschera. Lo hanno capito una volta sola e non ne basta mezza in più.

2020, DOCUMENTARIO D’EMERGENZA


2020, documentario d’emergenza – Corriere.it

un film di Mariavaleria Grandi

2020, Documentario d’emergenza è un film di Maria Valeria Grandi pubblicato in esclusiva sul Corriere della Sera a un anno dall’inizio della pandemia in Italia.

Montaggio Marco Dragonetti

Colonna sonora a cura di Velut Luna

Prodotto da Mariavaleria Grandi

Produttore Associato Brand Gnu


Per il Corriere della Sera:

Coordinamento digitale Federica Seneghini

Sviluppo: Grafici Corriere Online

2020, documentario d’emergenza – Corriere.it